
Scenari
It spending: dalla stagione dei tagli alla stagione dello sviluppo
11 Maggio 2005
Se non si arriverà a determinare in modo chiaro una metrica comune relativamente alla misurabilità del valore dell'It non verranno meno le resistenze che ostacolano la ripresa degli investimenti informatici da parte delle imprese.
Ed è per questa ragione che è di fatto in atto una sorta di accanimento terapeutico da parte di consulenti e analisti ossessionati dall'obiettivo di creare una formula omnicomprensiva e risolutiva.
Ossessione che, come emerge dall'It Spending Executive forum organizzato a Milano da Business International non sembra vicina a una soluzione.
Le aziende hanno bisogno di chiarezza e attorno all'It spending continuano ad esserci ombre e nebbie.
La testimonianza di Severino Meregalli, docente senior dell'area sistemi informativi della Sda Bocconi è significativa: “L'It sfugge per sua natura alle metriche di volta in volta sono state codificate per fissarne il valore, è sufficiente che una società (come ad esempio la Sda Bocconi) decida di affidare a una società di pulizie la gestione dei toner delle stampanti che una voce esce da un budget per entrare in un altro che non ha nulla a che vedere con l'It. Anche per questo i due indicatori più gettonati per comprendere il valore dell'It, vale a dire la percentuale di spesa sul fatturato e il Roi rappresentano due segnali deboli”.
In una sala popolata da it manager abituati a confrontare il loro budget alle dimensioni di fatturato dell'azienda, è un'affermazione che merita una spiegazione.
E Meregalli non si sottrae: “La percentuale della spesa It sul fatturato fornisce solo un segnale di “sopportabilità” della spesa It di un'azienda. Non offre alcun segnale sulla capacità di innovazione esprimibile dall'azienda. Il Roi - prosegue - ha il suo limite nella misurazione dell'It “tangibile” ovvero dei puri costi. In realtà il ritorno dell'It dovrebbe essere basato non sul costo, ma sul valore patrimoniale dell'It ovvero su un valutazione anche funzionale degli investimenti effettuati”. Meregalli presenta al proposito il caso di una banca sulla quale è stato effettuato uno studio di completa ricompilazione del patrimonio It non più basato sui costi sostenuti, ma sulla valorizzazione delle singole funzionalità.
Ne è emerso un quadro caratterizzato dalla svalutazione di alcuni asset (ad esempio i servizi tlc) e dalla rivalutazione di altri, come gli applicativi acquistati da tempo ma tutt'ora attivi e funzionanti che contribuiscono a produrre valore.
“Nel complesso - conclude Meregalli - il patrimonio It della banca è stato rivalutato del 214.7%. Ma ovviamente, si affretta a precisare, in altri casi potrebbe trattarsi di una svalutazione”.
Per Norberto Patrignani ricercatore del Cetif dell'Università Cattolica di Milano non si deve prescindere dal fatto che l'It è ormai un'industria matura e che “il 70% dei budget It viene assorbito da spese che hanno poco a che vedere con l'innovazione”.
E in concreto: “se si vuole ridare all'It un ruolo di motore dell'innovazione occorre spingere l'It a un livello superiore e il livello superiore oggi si chiama web services”.
Per Patrignani è necessario sganciare il ruolo dell'It manager da quello del semplice gestore di una logica di costi per proiettarla in quella del visionario al quale è concessa la facoltà di ridisegnare i processi con mezzi compatibili con le ristrettezze dei budget. Anche perché la conclusione logica del convegno arriva da Marco Montoschi di Nrg Italia il quale sottolinea che il vero problema per gli It manager non è nella riduzione dei costi quanto nella riduzione continuativa dei costi.
Ovvero come osserva Meregalli in un problema di It governance, di mezzi, metodiche e codici di comportamento capaci ridurre i costi di esercizio mantenendo il patrimonio funzionale allineato alle necessità operative dell'impresa.
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